Quali sono le spese che incidono sul conto corrente?

Le voci di spesa riportate sempre in ogni Foglio Informativo di ciascun conto corrente, sia di tipo tradizionale che digitale, così come bancario o postale, sono indicate nel prospetto delle Principali Condizioni Economiche, lasciando dunque intendere che, in ogni caso, non sono completamente incluse tutte le voci di costo, ma soltanto, appunto, le principali, poiché alcune delle spese escluse potrebbero non essere preventivamente calcolabili in relazione sia al singolo contratto sia all’operatività dello specifico titolare.

Sono sempre precedute dal riepilogo dei costi di ISC, l’Indicatore Sintetico di Costo mediante il quale, con un prospetto standard che prevede 6 profili di clientela comuni a tutti gli istituti bancari (dai giovani, a 3 tipologie diverse di famiglie classificate in base al tipo di operatività, e ai pensionati che, invece, di classificazioni ne hanno solo 2), indica le spese medie riferite a un totale preciso e forfettario di operazioni l’anno.

Subito dopo, vengono elencate nel dettaglio tutte le voci di spesa base, a cui fanno seguito le Altre Condizioni Economiche, e le eventuali Promozioni per quel determinato periodo, spesso riferite a particolari sconti, se non addirittura ad azzeramenti del canone per un certo periodo di tempo, così come ad una tassazione particolare in offerta per l’apertura del conto corrente entro una detrminata data.

Prima di scegliere e firmare il contratto, dunque, è sempre necessario leggere attentamente tutte le voci delle sezioni riferite alle condizioni economiche, per una verifica attenta delle spese che incideranno sul conto corrente che andremo ad accendere, consultando anche i fogli informativi dei servizi accessori al conto, messi sempre a disposizione dall’istituto di credito. Una volta poi istituito il rapporto con la banca, anche durante i vari periodi di tenuta conto, è comunque consigliabile verificare periodicamente se lo stesso conto di cui si è titolari continua ad essere adatto alle proprie esigenze che, di volta in volta, possono subentrare e cambiare, esaminando con attenzione l’elenco delle spese che vengono sostenute, riportate nell’estratto conto (mensile o annuale, a scelta del cliente), e confrontarle anche con eventuali fogli informativi di altre tipologie, magari anche di banche diverse, per essere costantemente aggiornati e non perdere occasioni di miglioramento delle proprie condizioni economiche.

Fatta questa doverosa premessa, possiamo allora dire che, in linea generale, i conti correnti prevedono dei costi fissi (solitamente riportati in canoni mensili) e dei costi variabili (da sostenere per ciascuna operazione effettuata), oltre ad eventualità che possono interessare nello specifico alcuni correntisti, come per esempio l’utilizzo del fido, che prevede delle commissioni denominate “interessi debitori”, dovute per il finanziamento ricevuto.

Vediamo di analizzare le voci specifiche, a partire dalle Spese Fisse che, a loro volta, si suddividono in:

  • Gestione liquidità, che comprende: 
  • Spese per l’apertura conto (ove presenti, spesso in promozione con gratuità);
  • Canone periodico, che può essere su base mensile o annuale, e che prevede un certo numero di operazioni (può essere anche illimitato), oltre il quale, eventualmente, vengono addebitate altre commissioni, variabili. E’ importante sapere che quasi tutti i conti esclusivamente online sono a canone zero, in quanto la gestione attraverso le piattaforme di internet banking, infatti, permette di azzerare questa voce di costo;
  • Spese per conteggio interessi e competenze, offerte di solito entro un certo numero gratuitamente e comprese nel canone, un forfait oltre il  quale, poi, si paga invece un determinato importo per ciascuna operazione.
  • Servizi di pagamento, che comprendono:
    – Canone annuo di carta di debito (Bancomat e Postamat), su circuiti internazionali
    – Canone annuo di carta di credito, valevole per MasterCard e Visa
  • Home Banking, riferito esclusivamente al canone annuo per le operazioni sulla piattaforma internet e Servizio Clienti, spesso a costo 0 € per i clienti delle banche che erogano servizi solo online.

Oltre a queste commissioni fisse, vengono elencate anche le Spese Variabili, che sono, forse, quelle a cui prestare maggiore attenzione proprio in quanto tali:

  • Registrazione di ogni operazione non compresa nel canone
  • Invio estratto conto cartaceo (a richiesta del cliente) e altre spese postali per invio comunicazioni varie
  • Commissioni per l’esecuzione di diverse attività comuni, come l’esecuzione di un bonifico in ambito nazionale e Area SEPA (con differenza fra operazione online e allo sportello), prelievo con Bancomat, anche tramite ATM di un’altra banca, effettuazione pagamenti con POS, spese per ordini permanenti (come domiciliazione utenze, ratei mutui e/o prestiti), emissione di un assegno, ecc.
  • Spesedi custodia titoli, ovviamente solo se l’intestatario possiede anche un conto titoli
  • Tasso creditore e debitore annuo nominale
  • Spese chiusura periodica: addebitate al termine di ogni anno solare, o a richiesta di periodi intermedi, per registrazione e conteggio interessi
  • Commissioni per massimo scoperto, in funzione della punta massima di sconfinamenti (conto in rosso o fido)

Infine, in ogni foglio informativo si può trovare una sezione, dedicata ad “Altre Condizioni Economiche”, che indicano voci che possono risultare anche molto diverse da banca a banca, e che indicativamente si riferiscono, fra le altre, a:

  • Spese di tenuta conto, diverse dal canone mensile
  • Remunerazione delle giacenze
  • Ritenuta fiscale vigente sugli interessi maturati
  • Invio contabili per corrispondenza (sempre su espressa richiesta cliente)

Da non dimenticare che, oltre a tutte queste spese, va considerata l’imposta di bollo, comune a ogni conto, sia tradizionale che digitale, obbligatoria per legge per il solo fatto di essere titolare di un conto corrente in Italia. Per assolvere questa tassa, bisogna distinguere fra i contratti intestati a persone fisiche rispetto a quelle giuridiche.

Nel primo caso, con un saldo medio annuale inferiore ai 5.000 €, i correntisti sono esentati dall’imposta mentre, per le persone fisiche con un saldo medio superiore a questa soglia, la cifra dovuta, attualmente, è pari a 34,20 €. In caso, invece, si parli di conti correnti dedicati alle imprese e alle figure giuridiche in genere, per chi svolge cioè attività imprenditoriale, l’imposta di bollo dovuta ammonta a 100 € l’anno, indipendentemente dal saldo medio annuale, con facoltà di versamento in un’unica soluzione, oppure ratealizzato. In questi casi, specie per clienti dalla giacenza importante, spesso è l’istituto di credito che si fa carico dell’imposta, che quindi non viene addebitata al correntista, ma è sempre consigliabile comprenderlo all’inizio del rapporto di fiducia fra banca e titolare.

In ultima analisi, è importante sottolineare una considerazione dei massima, e cioè che lo sportello si conferma, senza dubbio, il canale distributivo più costoso, in virtù di pagamenti utenze, bonifici, prelievi, operazioni dispositive in genere, oltre all’analisi che, con i tassi attivi ormai diffusamente molto bassi, sovente l’utilizzo del conto prevede costi superiori ai ricavi. Tuttavia, come ben sappiamo, è un contratto che, pur se non obbligatorio per legge, diventa praticamente indispensabile non fosse altro che per l’accredito di stipendio o pensione, in caso di un qualunque rapporto lavorativo del correntista, così come per la possibilità di utilizzo della relativa carta di debito, e per buona parte dell’operatività comunque importante, e non sempre sostituibile con le carte prepagate

Infine, una nota: in caso di estinzione definitiva del rapporto con la banca, vale a dire la chiusura di un determinato conto, magari per aprirlo presso un altro istituto, per legge, non sono previsti né costi, né penali o spese, consigliando di verificare sempre che la banca non addebiti comunque delle voci a riguardo, in sede di recesso.

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